Bova | Feste Patronali

Bova

Calabria, Reggio Calabria (RC), Tags: ,

SANTO PATRONO

San Leo

DATA DELLA FESTA PATRONALE

5 maggio

DESCRIZIONE DELLA FESTA PATRONALE

San Leo di Bova è sempre in festa.

Vivere a Bova significa immergersi in un’antica storia di fede di santità: “Ch’è bellu a Bova campari felici, mateniri nu Santu e ssui Beati” Così ancora oggi si canta e crede.

Ti senti guardato e quasi dominato dalla Sua presenza. Aspetti anche il giorno dell’apertura della sua cella, le reliquie conservate da secoli nell’argentea urna, vogliono uscire per visitare le strade, le case, le piazze. La festa del 5 maggio è diversa dalle feste che si celebrano nei paesi vicini, non ci sono luminarie, luna park, solo silenzio, lacrime e preghiere, canti che sono quasi nenie che ricordano la fanciullezza del Santo. “… e lu trovaru intr’a nu gurnali, faciva penitenza e orazioni…”. Sono i primi versetti della preghiere “A ‘raziuni di Santu Leo”, che nelle sere dal 5 al 7 maggio richiama i fedeli nel Santuario, e nelle due ore di preghiera si canta “A ‘raziuni” che è il ricordo delle virtù di San Leo, richiesta di grazie, di protezione e di guardigione. Il primo miracolo: il pane per gli affamati, che ai suoi tempi, forse nell’anno mille, erano tanti. “Primu miraculu chi Santu Leu fici, fici la pici mi diventa pani”.

Mentre nelle viuzze in cui ancora sono calpestate le antiche pietre che ricordano quelle assisiane, la “vara” portata a spalla da grappoli di forti uomini, che sentono da vicino il profumo delle reliquie del santo, si espongono i drappi di seta pregiata, si affacciano dalle case gli anziani, gli ammalati; verso di loro, verso la sofferenza umana, viene girato il Santo, perchè ancora, come nel passato, faccia grazi, ottenga dal padre onnipotente la guarigione dei corpi, dia alle mamme la gioia della vita, guidi sulle vie della Fede i giovani.

In piazza, davanti al palazzo del Municipio una fragorosa batteria, l’omaggio della Cittadinanza al Santo che continua, ancora oggi, a trasformare la “pece in pane”, a proteggere ed a guidare nella salute del corpo dello spirito i bovesi.

Il clou della processione però è al momento del rientro del busto argenteo, dono dell’Arcivescovo di Reggio Calabria, Gaspare del Fosso, nel Santuario, è il momento della benedizione con le reliquie alla Città: il Sacerdote, innalzando l’urna, benedice nel nome del Signore Gesù con l’intercessione dell’umile e povero Leo, il popolo che dopo Cristo, a lui appartiene.

A Bova anche la devozione a S. Rocco molto antica e partecipata richama pellegrini e devoti il 17 del mese di agosto di ogni anno. L’antica statua, insieme a quella di San Leo viene portata da confratelli di un’antica Confraternita che ha una piccola e graziosa chiesetta, con caratteristico campanile, come luogo di culto. La data della fondazione della Cappella risale al 1590, costruita al tempo di una devastante, pestifera calamità. Si conservano a tutt’oggi, anche dei magnifici medaglioni in metallo con l’immagine di San Rocco.