Gerace | Feste Patronali

Gerace

Calabria, Reggio Calabria (RC), Tags: ,

FESTA PATRONALE

Sant’Antonio del Castello

DATA DELLA FESTA PATRONALE

23 agosto

DESCRIZIONE DELLA FESTA PATRONALE

Gerace è definita l’acropoli del cristianesimo calabro per la sua antichissima fede cristiana. Sede episcopale tra le più antiche della regione, ha vissuto la sua spiritualità sempre in maniera intensa e profonda. L’espressione di fede veniva un tempo manifestata attraverso le solenni liturgie della cattedrale, nelle chiese parrocchiali, neglio oratori delle confraternite e nelle chiese conventuali. Non mancavano le manifestazioni esterne e di pietà popolare come le processioni per le vie della città , che erano numerose.

Tutt’oggi, oltre a quella della Settimana Santa e del orpus Domini, rimangono ben cinque processioni per lo più organizzate dalle confraternite.

La prima domenica di lugio, quasi a coronare il mese di giugno, si svolge quella del Sacro Cuore di Gesù.

la terza domenica di luglio, la confraternita del Carmmine organizza la grandiosa festa della Madonna del Carmine con grande afflusso di pellegrini.

la terza domenica di settembre è la volta della confraternita dell’Addolorata che festeggia la titolare.

A Gerale la festa ppatronale si tiene il 23 agosto. In questo giorno si portano in processione due statue: quella lignea dell?immacolata, protettrice di Gerace e della diocesi, e la statua lignea di Sant’Antonio del Castello, santo monaco cittadino che è vissuto tra il X e l’XI secolo assieme a un altro santo cittadino che è compatrono, San Jeiunio(di quest’ultimo non esiste la statua da portare in processione, ma solo l’icona che si conserva nella chiesa ortodossa San Giovanni Crisostomo) mentre il bellissimo mezzobusto di Santa Veneranda, martire dei primi secoli del cristianesimo, è opera di Sebastiano Juvarra del 1704.

L’8 dicembre si svolge la processione dell’Immacolata guidata dal vescovo alla fine della messa pontificale.

Le feste sono sempre precedute dal novenario di preparazione, quindi le giornate e le celebrazioni hanno caratteristiche comuni e stereotipate. Al mattino ppresto si è svegliati dalle dolci note della banda musicale cittadina che esegue il mattutino e consiste nell’andare di casa in casa ancor prima dell’alba e suonare dietro le porte gli stornelli o le canzoncine di moda. All’alba alcuni colpi di mortaio salutano la giornata di festa seguito dal suono delle campane di tutte le chiese. Alle otto del mattino, la banda musicale al gran completo, sfila per le strade raggiungendo tittu i quartieri della città compiendo il giro con le allegre marce sinfoniche e militari. Le strade si popolano di persone che si aggirano tra le bancarelle, i tamburinari, i giganti, una grande confusione, insomma, che fa festa. Alle 10.00 la festa cantata con panegirico. Se la santa messa è quella in onore dei santi patroni, l’amministrazione comunale, con in testa il sindaco, offre il cero votivo e rinnova la fedeltà della città. A conclusione ancora la banda, quindi il pranzo attendendo il pomeriggio quando si snoda la processione con in testa gli stendardi delle confraternite che sfilano secondo un ordine prestabilito. Al riento entrata coi i fuochi d’artificio. In chiesa, appena deposta la statua sotto il baldacchino appositamente preparato, detto tustello, il sacerdote con l’ostensorio benedice gli astanti e quindi… tutti via alla festa serale in piazza illuminata a festa, con orchestre, suoni e balli fino a quasi mezzanotte, quando a fare da protagonista è il cavalluccio, una sorta di somaro fatto da canne e polvere da sparo che viene ballato da un coraggioso volontario mentre tutt’intorno alla piazza i giovani ballano la tarantella. Probabilmente una tradizione di origine spagnola.

Di tatno in tanto, durante la processione, dei santi patroni si rinnova un’antica tradizione: si accendono falò al passaggio delle statue mentre tutte le campagne sottostanti la rupe rispondono con altri falò. Pare che questa tradizione si rifaccia a un’usanza che avevano questi monaci eremiti, i quali comunicavano rta loro i momenti di preghiera con l’accensione di fuochi.

La gente dice che quando Santa Veneranda passa davanti alla sua casa ubicata, secondo un’antichissima tradizione, nel quartiere della Varuvara, le ragazze che portano il busto cominciano a faticare perchè il peso si fa sentire sulle spalle delle povere portatrici e la stessa cosa succede agli uomini che portano la statua di Sant’Antonio, i quali arrivati sul Baglio dove si erge il castello, luogo in cui il santo faceva penitenza, la statua diventa così pesante che si fa davvero fatica a reggere.

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