Randazzo | Feste Patronali

Randazzo

Catania (CT), Sicilia, Tags: ,

SANTO PATRONO

San Giuseppe

DATA DELLA FESTA PATRONALE

19 marzo

COMPATRONO

Maria SS. Assunta

DATA DELLA FESTA DEL COMPATRONO

15 agosto

DESCRIZIONE DELLE FESTA PATRONALI

Per San Giuseppe gli uffici pubblici e le scuole restano chiuse. Nessun festeggiamento religioso. Nel pomeriggio si svolge una fiaccolata a ricordo dello scampato pericolo per la cittadina in occasione della colata lavica del 1981.

La “Vara”Alla compatrona della città, Maria SS. Assunta, è dedicata il 15 di agosto la solennità più importante dell’anno. Preceduta, la sera del 14, dalla processione col simulacro della Madonna dormiente, il giorno di Ferragosto alle 16 dalle absidi di S. Maria si muoveil fercolo della Vara, percorrendo l’intera via Umberto I.La sua invenzione si può collocare verso la secondametà del sec.XVI (Virzì) e può ricollegarsi alla Vara di Messina. E’ un carro allegorico-trionfale, alto quasi 20 metri, che rappresenta, su diversi piani sovrapposti, ruotanti attorno a un asse centrale, i Misteri mariani della Morte, Assunzione e Incoronazione (così come rappresentati sulla tavola del Caniglia in S. Maria), con circa 30 personaggi viventi, ragazzi e ragazze, che sono stati sottoposti ad un rigoroso digiuno preventivo, e raffigurano la Madonna, la Trinità, gli Apostoli, Angeli e Santi. Alla base c’è ilsepolcro, ricopertodifiori, più su, tra due nuvole popolate di angeli, vi è lagrande ruotaincontinuo movimento,conS. Michele Arcangelo da una parte, e dal lato opposto, Cristo e la Madonna. Più in alto ancora, fra altri angeli, la Trinità e l’Incoronazione, ed infine il pinnacolo sormontato dalla corona con la croce. Difficile descrivere, se non vi si è assistito, l’emozione chesi provamentre il carroavanzaintuttalasuamolelungoilcorso principale inun balenìodispecchi, trainatodagrosse funi, mentre i fanciulli intonano un antichissimo inno tradizionale.Queste festa è legata all’istituzione della Fiera franca (1476), autorizzata da re Giovanni d’Aragona, che si svolgeva per ben 9 giorni (4 prima e 4 dopo il 15 agosto), attorno alla chiesa di S. Maria. Il 16 agosto si correva il Palio: queste manifestazioni si mantennero in vita fino alla seconda metà del secolo XVIII, quando cominciarono a declinare, fino a scomparire del tutto.La 3° domenica di settembreha luogo la Festa e processione della Madonna Addolorata,venerata nella chiesa di S. Pietro. Da qualche anno, in questa data, escono alternativamente la Madonna o il Crocifisso di S.Martino. A settembre, quasi tutte le famiglie di Randazzo provvedono a preparare le conserve di pomodoro per l’inverno: i pomodori essiccati al sole e conservati sott’olio, le bottiglie sterilizzate con la passata o i pelati. Quasi scomparso l’astrattu, un concentratodi pomodori passati ed asciugati al sole, fino ad assumere lo stato semisolido, che si aggiungeva in piccole dosi a sughi e ragù.La VendemmiaRandazzo mantiene tuttora una tradizione di centro vitivinicolo.La coltura della vite, e la cura della campagna in genere, ha anche dato vita ad una forma notevole di architettura rurale, che si è concretizzata in ville, masserie, veri complessi articolati dove, attorno ad una corte centrale (baglio) si snodavano i vari fabbricati, laresidenza padronale con annessi rustici vari, dimore del fattore omassaro, scuderie, magazzini, fienili, ricoveri per animali e attrezzi, palmenti, frantoi, cantine,cisterna, tutto realizzato rigorosamente in pietra lavica. Fino alla prima metà del XX secolo la vita ruotava attorno alla vendemmia, in funzione di essa esisteva l’usanza della villeggiatura, che vedeva popolarsi e animarsi di possidenti tutte le campagne, da settembre in poi, per sorvegliare il prodotto, e, finita la vendemmia, per la raccolta delle castagne e delle olive. Il progresso e la diffusione dei mezzi meccanici hanno semplificato i procedimenti di vinificazione, ma sicuramente si è perduto molto in poesia e tradizione: durante la raccolta i vigneti si riempivano di canti e richiami; le ceste di canna e sarmenti intrecciati, coffe per gli uomini adulti, cuffiniper donne e ragazzi, venivano trasportate a spalla fino al palmento, la spremitura e la torchiatura si svolgevano a forza di piedi e con l’antico sistema del torchio a chianca, un masso lavico a tronco di cono, azionato da una trave di legno incorruttibile (quercia o bagolaro), collegato ad una grossa vite in legno di sorbo, mentre il mosto veniva versato in otri di pelle,e caricato per il trasporto su carretti a trazione animale, condotti dai burdunari. Le strade del paese odoravano di mosto, e risuonavano di zoccoli. Nella pausa, si consumavano con fretta e voracità grosse fette di pani ‘i casa con le sarde, il formaggio pecorino pepatoe alivi cunzati, le verdi olive appena schiacciate e dolcificate, condite con aglio,peperoncino e altri aromi.Ancora vige l’usanza di preparare, dal mosto appena spremuto, la mostarda, da consumare sia fresca che essiccata,. L’11 novembre, per la svinatura, si preparano le zeppole di riso. Da qualche anno ha luogo la Festa di S.Martino conrelativa processione.